Salone del Mobile: la resilienza di espositori e visitatori nonostante la crisi in Iran

Le opinioni delle aziende che parteciperanno al Salone sono in sintonia. Fabiana Scavolini, amministratrice delegata di Scavolini, afferma: «Al momento non abbiamo riscontro di disdette da parte dei clienti provenienti dall’area del Golfo, che sono per lo più in attesa di ulteriori sviluppi.» Nonostante l’incertezza riguardante i voli, Scavolini rimane ottimista sulla possibilità che i clienti possano prendere parte all’evento. Anche Davide Malberti, ceo di Rimadesio, non segnala cancellazioni da parte di buyer internazionali. Egli specifica: «Si registra piuttosto un atteggiamento di maggiore attenzione, con alcune richieste di aggiornamento e chiarimento.» Questo interesse proviene in particolare da operatori del Golfo e mercati asiatici.

Anche Beniamino Garofalo, amministratore delegato di Unopiù, conferma l’assenza di disdette, sebbene preveda una diminuzione di visitatori e architetti dall’area mediorientale. Jamila Abdallah, responsabile per il Medio Oriente di Listone Giordano, osserva che «Prevale una situazione di attesa»; i dealer hanno confermato la loro presenza, mentre i designer si dividono tra chi è pronto a viaggiare e chi ha già deciso di posticipare la visita al prossimo anno. Questo fenomeno è limitato principalmente agli operatori degli Emirati, preoccupati di eventuali complicazioni nel rientro.

Massimiliano Messina, presidente di Flou, conferma il trend di cancellazioni da parte dei clienti del Golfo, sottolineando: «Tanti clienti hanno disdetto, per paura di non riuscire a rientrare.» L’azienda sta cercando soluzioni per assistere i clienti negli spostamenti. Nonostante queste difficoltà, Messina osserva anche segnali di ripresa dalla Cina e un crescente interesse dal Sud America in vista dell’accordo con il Mercosur, sostenendo che il Salone non sarà comunque sottotono, anche se mancheranno diversi operatori.

Crisi dell’export in Medio Oriente

I timori delle aziende riguardano gli effetti più ampi del conflitto in corso. La chiusura del mercato russo, il rallentamento di quello cinese e le incertezze legate ai dazi statunitensi stanno pesando. Negli ultimi anni, il Medio Oriente ha mostrato una crescita dinamica, attirando ingenti investimenti. Tuttavia, la crisi attuale mette a rischio un mercato che, tra gennaio e novembre 2025, ha generato esportazioni di arredamento per un valore di 1,8 miliardi di euro, con quasi 432 milioni destinati agli Emirati Arabi Uniti e 205 milioni all’Arabia Saudita. Prossimamente, a Riyadh, è in programma uno spin-off del Salone, che ha riscosso grande successo durante la sua prima edizione.

Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, esprime le sue preoccupazioni: «La preoccupazione è forte, ma al momento non registriamo segnali evidenti di rallentamento.» Riconosce però un rallentamento nelle trattative di alcuni progetti, ma senza cancellazioni. La situazione futura dipenderà dalla durata del conflitto, poiché l’area del Golfo rappresenta un’opportunità promettente. Un prolungarsi della guerra porterebbe, secondo Feltrin, «a un’impennata dei costi di trasporto», con ripercussioni significative sull’export.

Di Arianna